LA COMUNICAZIONE


Amaro del Capo

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Martedì 07 Marzo 2017
Caffo, consumi in constante crescita Export e varietà dell’offerta gli obiettivi
Caffo continua a crescere, grazie soprattutto alle vendite del Vecchio Amaro del Capo (oltre 6 milioni di bottiglie nel 2016). Ora si vuole ottimizzare la distribuzione all’estero e diversificare la produzione.

Il mondo dei superalcolici italiani è sempre più marchiato Caffo. L’antica distilleria calabrese di Limbadi, in provincia di Vibo Valentia, guidata da Sebastiano Caffo, consigliere nazionale di Assodistil, può vantare la leadership della categoria amari con il Vecchio Amaro del Capo, grazie ad una diffusione ormai capillare e ai consumi in costante crescita (oltre 6 milioni di bottiglie vendute nel 2016).
Ma dopo 100 anni di storia, l’acquisizione della storica fabbrica di liquori Borsci di Taranto, gli obiettivi non si fermano qui. Lo stabilimento calabrese, infatti, è diventato, senza dubbio, il più attrezzato e importante stabilimento di produzione alcolici del Meridione d’Italia, a partire dalle estrazioni dalle erbe aromatiche, alla distillazione di vinacce fino all’ottenimento di prodotti finiti. La nuova linea di confezionamento permette di produrre circa 100mila bottiglie in un turno di lavoro ed è in corso il recupero dell’antica torre di distillazione che dovrebbe rimettere in funzione, entro la prossima campagna, gli alambicchi di rame utilizzati due generazioni fa.

«Ottimizzare la distribuzione all’estero - dichiara Sebastiano Caffo detto “Nuccio” - e diversificare sempre di più la produzione, promuovendo principalmente le specialità alcoliche della tradizione italiana, questa la mission per i prossimi anni. Due le novità assolute: la “Riserva Heritage Caffo”, un’acquavite di vini meridionali invecchiata dal 1970. Un’eredità del periodo d’oro dei brandy italiani frutto del lavoro dei mastri distillatori dell’epoca e dei loro alambicchi di rame; e poi tra i liquori, la distribuzione dell’Amaro Santa Maria al Monte, la più antica specialità liquoristica ligure ottenuto secondo una ricetta dei monaci del Santuario di Santa Maria al Monte che è trascritta su un’antica pergamena oggi nelle nostre mani. Un prodotto a base di composti aromatici delle Alpi e di erbe e spezie provenienti da tutto il mondo».

L’azienda Caffo non si è fatta mancare nulla nemmeno nel campo della ricerca scientifica, aprendo un laboratorio interno di ricerca e sviluppo per garantire gli elevati standard qualitativi dei proprio prodotti. Grazie alle collaborazioni con diverse università italiane e l’adesione al polo di innovazione delle filiere agroalimentari “AgrifoodNet” punta a valorizzare sempre di più le risorse erboristiche del territorio.